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Home Pavimento pelvico Quando il pavimento pelvico cede

Il prolasso degli organi pelvici è una patologia che si riscontra tipicamente nelle donne. Può succedere dopo il parto, in corrispondenza della menopausa, oppure può essere favorita da una determinata costituzione fisica.

Quali sono i sintomi?

Il pavimento pelvico può cominciare a cedere quando si avverte un peso nella zona genito/anale, qualcosa che spinge dal canale vaginale verso l’esterno. Questo è il segnale che i muscoli del pavimento pelvico non tengono come dovrebbero: stiamo parlando delle fasce muscolari che si trovano tra la vagina e la zona perineale. Ignorare il disagio non ci farà star meglio, anzi. Il sostegno e i rimedi possono venire dal nostro medico, la cosa importante è agire con tempestività.

Come e perché questo succede?

Con il passare degli anni il corpo perde la sua elasticità, anche il pavimento pelvico diventa meno tonico.
Il suo ruolo è importante: utero, vagina, vescica e retto sono tenuti all’interno del bacino proprio grazie a queste fasce di muscoli che rilassandosi non fanno più il loro lavoro di contenimento.
Gravidanze ripetute, talvolta il parto naturale, pressioni continue addominali, come nel caso di stitichezza e obesità, nonché le variazioni ormonali apportate dalla menopausa vanno a ledere la struttura del pavimento pelvico. E il suo cedimento alla lunga porta al prolasso degli organi. Il mancato sostegno degli organi pelvici fa sì che questi non stiano più nella loro abituale posizione, provocando delle importanti ripercussioni sulla loro funzione.
Il 10% delle donne in Italia lo avverte, ma continua a esserci una scarsa informazione attorno a questo fenomeno. Poche di noi, infatti, sanno che si può affrontare e contrastare.

Cosa bisogna fare?

Innanzitutto occupiamoci tempestivamente di ciò che non va nel nostro corpo. Se notiamo qualcosa di strano nella zona vaginale, parliamone approfonditamente col nostro medico.

E poi, potenziamo!
A un cedimento parziale si può rimediare con la tonificazione. Se, infatti, gli organi fuoriescono solo in parte, si può ancora rafforzare e tonificare la muscolatura. Per l’incontinenza possiamo adottare la tecnica di contrazione e rilassamento: ovvero, proviamo a interrompere il getto della pipì durante la minzione. Facciamolo per 3-5 secondi e poi riprendiamo la minzione per 6-10 secondi, interrompiamo ancora e così via. Ripetiamo l’esercizio ogni giorno, cercando di fare dieci contrazioni consecutive.
Per quanto riguarda la riabilitazione, possiamo ricorrere alla chinesiterapia pelvi-perineale di cui se ne occupa il nostro ginecologo. Nello specifico, la tecnica consiste nell’inserire due dita in vagina ed eseguire uno stiramento verso il basso e poi verso i lati della parete vaginale. Si tratta di una ginnastica manuale che viene fatta compiere alla zona perineale, ovvero il muscolo puborettale e lo sfintere anale. Per una riuscita ottimale la terapia richiede di essere reiterata più volte.
La biofeedback terapia, invece, ci aiuta a controllare i muscoli in questione che non riusciamo a governare con la chinesiterapia. Grazie ad un’apposita strumentazione costituita da una sonda da inserire in vagina e da un rilevatore esterno, vengono sollecitate le contrazioni di alcuni muscoli. Un segnale luminoso oppure sonoro segnala la risposta di questi ultimi. Con questo meccanismo di stimolo e di risposta possiamo individuare quali altri muscoli vengono coinvolti nelle contrazioni del pavimento pelvico.
Infine c’è la stimolazione elettrica funzionale: in pratica, attraverso la stimolazione elettrica con un elettrodo inserito in vagina, vengono sollecitati i muscoli del pavimento pelvico. In questo modo la loro funzione viene potenziata facendo una ginnastica passiva con l’induzione di una corrente. Il metodo può essere sconsigliato solo se si è portatrici di pace-maker o se si è in gravidanza.
Le possibilità di miglioramento ci sono sempre, mai scoraggiarsi!

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