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Home Psicologia Nido vuoto: quando i figli se ne vanno

Madre e figlio

I “cuccioli” crescono, e a un certo punto lasciano il nido nel silenzio. Troppo silenzio per chi è abituata ad averli sempre attorno, con le loro richieste, le loro risate, le loro camere disordinate. I figli diventano grandi, è un dato di fatto, e prima o poi raggiungono la loro indipendenza. E noi? Talvolta, tendiamo a essere sopraffatte dal senso di vuoto lasciato dal loro distacco. Spesso ne deriva un periodo di grande tristezza che in qualche caso sfocia in depressione. La chiamano la “sindrome del nido vuoto”, ma solo in alcuni casi è davvero una patologia.

Alla ricerca di nuovi equilibri

Per superarla, normalmente è sufficiente “farsene una ragione”, abituarsi gradualmente alla nuova situazione e vivere quest’evento come una cosa naturale, così come è naturale la voglia dei ragazzi di essere liberi e costruirsi una propria vita. Riflettere su alcuni aspetti permette di vivere con serenità questo particolare momento. Per prima cosa dobbiamo convincerci che chi ci lascia per la sua nuova vita sia in grado di prendersi cura di se stesso. Gli aspetti pratici della vita di tutti i giorni non sono un ostacolo all’indipendenza di nessuno, imparare a vivere da soli si può e si deve. Mai torturarsi con pensieri angoscianti della serie “può capitargli qualcosa”. Il ragazzo o la ragazza che sta affrontando un’esperienza importante come uno studio all’estero o un nuovo lavoro in un’altra città, va sostenuto e rassicurato: questo aiuterà anche noi.

Teniamoci in contatto.

Oltretutto, oggi, mantenersi in contatto non è difficile. Ci sono email, sms, telefonate via Skype, tutti i mezzi più comodi e veloci per sentirsi ogni giorno. Sentirsi ogni tanto, sperimentando la gioia di ritrovarsi, fa bene. Lasciando da parte, almeno per lo spazio della “chiamata”, vittimismi o domande ossessive. È anche utile darsi dei tempi, ricreare una nuova abitudine, con appuntamenti più o meno fissi per sentirsi e parlarsi.

Noi al centro.

Nella separazione il senso di smarrimento, all’inizio, è normale. Per accettarlo è importante reagire, ricentrando la propria esistenza. Dedichiamoci a noi stesse, riscoprendo amicizie trascurate, andando al cinema, al teatro o ai concerti. Questo è il momento per scoprire nuovi bisogni e coltivare nuovi interessi. Più tempo per noi stesse e per il nostro partner: potremmo pianificare qualche viaggio rimasto in sospeso da tempo, iscriverci a un corso di ballo. Una volta tornati a essere una coppia e non soltanto “genitori”, potremo riscoprire la nostra intesa e gustare pienamente la soddisfazione, l’orgoglio che ci deriverà dai traguardi raggiunti dai “nostri ragazzi”, ormai adulti.

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