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Superare gli stereotipi della terza età

Salute

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L’OMS rivela che nel 2050 il numero degli ottantenni sarà triplicato: per invecchiare bene può essere utile superare vecchi tabù sull’età.

Come vivere a lungo senza sentirne il peso

L’OMS, in occasione della Giornata Mondiale della salute, ha realizzato l’opuscolo: “Siete pronti? Quello che dovete sapere sull’invecchiamento” dedicato ai cambiamenti che stanno interessando una delle più importanti trasformazioni sociali, l’invecchiamento della popolazione.
Tra il 2000 e il 2050, il numero delle persone che compirà o supererà gli 80 anni d’età raggiungerà la quota di 395 milioni di persone.
In vista di questo cambiamento epocale, il primo stereotipo da abbattere è probabilmente il pensiero comune che l’anziano possa essere meno produttivo del giovane. Stiamo parlando del cosiddetto “pensionamento informale”, che si verifica quando il datore di lavoro considera il dipendente più anziano meno energico e lo penalizza per i leggeri cali d’attenzione o di gestione delle attività professionali. Così facendo, dimentica la forte esperienza e la memoria storica che detengono i dipendenti di lunga data, risorse preziose nell’affiancamento dei più giovani.

Invecchiare bene è essere (meno) vulnerabili

Il secondo stereotipo può riguardare la credenza secondo la quale chi invecchia è più vulnerabile in situazioni di emergenza. Entrare nella terza età non significa affatto perdere le proprie risorse: iniziativa, positività, carattere e voglia di mettersi in gioco non hanno una data di scadenza! Ad esempio, in Giappone, a seguito del terremoto e maremoto del Tōhoku nel 2011, anziani e pensionati furono i primi a offrire assistenza e volontariato, asserendo di non essere preoccupati dall’esposizione alle radiazioni, avendo come controindicazione principale la comparsa di (eventuali) conseguenze nel lungo periodo.
La stessa vulnerabilità è associata invece alle donne anziane, il cui valore viene sminuito per non essere più belle, giovani e in grado di procreare. Nel mondo frenetico in cui viviamo, il loro ruolo è al contrario sempre più imprescindibile, sia nella cura del compagno, che in quella (molto più impegnativa) di figli e nipoti.

Invecchiare è curarsi al meglio!

L’ultimo stereotipo riguarda sintomi e stati dolorosi a cui la terza età è più soggetta e ai quali non corrisponde sempre un’attenzione e un’assistenza sanitaria pari a quella dei giovani. Si tende a sottovalutare possibili patologie lamentate dai pazienti con la scusa della “condizione normale dell’invecchiamento”. Questo porta al prolungamento (se non al peggioramento) di disturbi e patologie che potrebbero essere opportunamente curate attraverso la prevenzione delle malattie e delle possibili disabilità, con un accesso facilitato alle cure più complesse e alla riabilitazione.

L’insieme di questi comportamenti pregiudica di fatto una terza età attiva, anche nel tempo libero e il più possibile indipendente. Abbattere questi pregiudizi e discriminazioni è il primo passo per migliorare lo stato di salute durante l’invecchiamento e per aumentare la partecipazione sociale e famigliare delle persone anziane.

 

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