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Quando la gelosia è una malattia

Qual è il limite da non superare?

Molte di noi ci saranno passate: il rientro dal lavoro più tardi del solito, una nuova collega giovane e bella, una telefonata misteriosa, la sensazione che il partner sia distante… E la mente vola, facendoci entrare in un vortice di sospetto e gelosia, che ci spinge a controllare messaggi e cronologia, a fare tante domande fino a mettere in discussione la fedeltà e la solidità del rapporto.
Un pizzico di gelosia per la persona amata è fisiologico e può farci piacere anche esserne oggetto, ma siamo certi che sia sempre un segno d’amore? O ci sono alcuni casi in cui può diventare una vera e propria malattia? Quale si può considerare il limite tra gelosia normale e gelosia patologica?

La sindrome di Otello
Nel 1951, lo psichiatra inglese John Todd, definì come Sindrome di Otello la gelosia spinta a livelli quasi incontrollabili, ispirandosi al personaggio Shakespeariano di Otello, il Moro di Venezia, il quale uccise la moglie perché convinto della sua infedeltà.

La gelosia patologica è un sentimento morboso, che si spinge fino alla violenza fisica o verbale, è spesso associata a disturbi gravi della personalità e alla crescente difficoltà a controllare gli impulsi distruttivi. Essa spesso si accompagna ad altre manifestazioni come ansia, depressione, rabbia, tachicardia, incapacità di valutare la realtà in modo obiettivo. La normalità, quindi, non sta tanto nel non avvertire la gelosia, ma nel saperla gestire con razionalità, evitando che essa prenda il sopravvento sulle nostre vite.

Se il partner è eccessivamente geloso, condividiamo con le persone amiche le nostre preoccupazioni: in esse troveremo conforto e potremo elaborare insieme una strategia. Bisogna sapere, inoltre, che le forme di gelosia patologica possono essere controllate e curate grazie all’aiuto di uno psicologo. 

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